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Borgo donneperledonne

BORGOMANERO- 06-04-2021-- Nel mese in cui si chiude per Irene SC impresa sociale il progetto Donne per le donne, finanziato dalla Fondazione della Comunità del Novarese ONLUS, l’associazione di Borgomanero vuole raccontare la storia a lieto fine, di una delle donne sostenuta grazie alla Fondazione e alle donazioni fatte da privati.

La protagonista è Fatima, la cui storia si intreccia con quella del centro antiviolenza, il 17 marzo 2020.

Fatima è una donna originaria del nord Africa, sposata e con 3 figli. Quel giorno decide di uscire a pranzo con un’amica. Al suo rientro a casa, il marito la “punisce” con un pugno. I vicini, allarmati dalla confusione, chiedono l’intervento dei Carabinieri. Fatima viene portata tempestivamente in pronto soccorso. Si attiva il protocollo che il DEA di Borgomanero riserva per le donne vittime di violenze: nel giro di poche ore tutte le parti sono allertate.

Anche le operatrici del CAV sono pronte ad affiancare, insieme ai servizi sociali territoriali, la donna e i suoi bambini.

Fatima incontra l’operatrice di Irene SC e basta qualche domanda per far emergere la situazione in cui la donna era costretta a vivere.

La famiglia, con tre bambini, abitava in una casa senza acqua calda e riscaldamento: due stanze, una con un letto matrimoniale dove lei dormiva con i bambini, e una cucina.

La donna sia uscita a pranzo con l’amica perché il marito, unico con accesso alle finanze familiari, da giorni non comprava più cibo da tenere in casa, portava i bambini a mangiare in auto impedendo a Fatima di nutrirsi.

Fatima è una ragazza con molte risorse, istruita, ha la patente. Ha terminato il liceo classico ed è stata data in sposa al marito, una persona conosciuta dalla famiglia in modo superficiale, un uomo con un lavoro e il progetto di trasferirsi in Europa. In apparenza, una situazione di vantaggio per Fatima. Una soluzione che non tiene conto delle aspirazioni, dei desideri, della realizzazione di Fatima in quanto persona, donna.

In Italia, senza rete familiare di supporto e con tre bambini, incastrata nella spirale della violenza fisica, psicologica ed economica dal marito, Fatima si spegne.
Cerca aiuto qualche volta, spinta dal desiderio di offrire alle figlie e al figlio un futuro più sereno, ma non riesce mai davvero a trovare il sostegno necessario per lasciare definitivamente il marito.
Ma questa volta è diverso. Fatima accetta di essere accompagnata con i tre bambini in un albergo: una soluzione di emergenza, possibile grazie ai fondi a disposizione del CAV anche attraverso il progetto “Donne per le Donne” della Comunità Fondazione Novarese Onlus, che permette a mamma e bambini di trovarsi in sicurezza.

Il padre dei bambini non si farà più sentire.

Lo scoppio della pandemia impone la ricerca veloce di una nuova soluzione, individuata nella guesthouse sul lago d’Orta gestita dalla cooperativa e utilizzata per inserimenti lavorativi mirati, attualmente chiusa.

Fatima inizia a progettare la sua vita futura: si iscrive a scuola, frequenta la terza media e il corso per addetti alle pulizie e da dicembre lavora presso una famiglia.

Il percorso di Fatima e dei suoi bambini è ancora lungo, ma stanno camminando serenamente sul sentiero giusto non più soli.

 

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