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VERCELLI - 11-01-2021 - Nei primi nove mesi del 2020, il valore delle esportazioni dell’area del Piemonte Orientale, costituita dalle quattro province di Biella, Novara, Vercelli e Verbano Cusio Ossola, che rappresentano il territorio di competenza della nuova Camera di Commercio di quadrante, si è attestato poco  sopra ai 6,6 miliardi di euro, registrando una contrazione del -14,4% rispetto al corrispondente periodo del 2019.
La performance delle esportazioni mostra sensibili differenze, seppure tutte in negativo, tra i territori, che devono essere lette anche in ragione del diverso peso in valore assoluto delle vendite oltreconfine e delle differenti specializzazioni produttive.
Il VCO con -10,7% registra il calo percentuale meno pesante rispetto al 2019, a fronte di un peso sull’export del quadrante pari al 6,6%; segue Novara con -11,7%, che in valori assoluti copre però il 52,3% delle esportazioni dell’area; Vercelli con -13,9% e un peso del 25% sul totale export delle quattro realtà e, infine, Biella, con una più pesante contrazione rispetto allo scorso anno, pari a -23,7%, condizionata
dalla forte crisi che attraversa il comparto tessile-abbigliamento a livello non solo locale. Il biellese contribuisce per il 16,1% al totale dell’export della nuova area di riferimento.
La contrazione complessiva del nuovo quadrante, pari al -14,4%, risulta meno pesante rispetto alla media totale del Piemonte, che si attesta a -17,6%.
La nuova Camera di Commercio rappresenta in termini di popolazione e numero di localizzazioni produttive la seconda realtà del Piemonte, con una marcata propensione all’export e una quota del 22,7% sul totale delle esportazioni piemontesi. La percentuale cresce in modo significativo in alcuni settori. Limitando l’analisi alle specializzazioni produttive che esprimono nell’ordine i più importanti valori assoluti, si rileva come le esportazioni del tessile-abbigliamento dell’area rappresentino ben il 77,2% del totale del Piemonte, i macchinari il 25,1%, i prodotti chimici il 35,9%, gli articoli farmaceutici il 67,5%.
Guardando ai principali mercati di sbocco, Germania, Francia, Svizzera e Regno Unito rappresentano i principali partner commerciali per tutte le realtà provinciali, con alcuni importanti differenze.

Pur considerando l’importanza della Svizzera e del Regno Unito (quest’ultimo ormai fuori dall’Unione Europea), VCO e Novara vedono una maggiore incidenza del mercato UE post Brexit, rispettivamente con il 62,1% e il 58,3, mentre Biella e Vercelli (con una quota UE del 48,6% e del 51,5%) mostrano una maggiore propensione verso i mercati extra europei.
"Gli effetti dell’emergenza Covid-19 hanno aggiunto alla cronica debolezza della domanda interna il calo delle vendite all’estero per le imprese dei nostri territori, caratterizzati da una forte propensione all’export" commenta Fabio Ravanelli, presidente della Camera di Commercio di Biella e Vercelli, Novara, Verbano Cusio
Ossola. "Il confronto dei numeri avviene con un 2019 che, escluse le problematiche dei dazi, non ha difatti conosciuto momenti di gravità come la fase che stiamo attraversando. L’internazionalizzazione è un tema sul quale il sistema camerale è da sempre particolarmente attivo e attento e rappresenta uno dei primi aspetti su cui concentrare le energie per la ripresa del nostro tessuto produttivo".
FOCUS BIELLA
Le attività manifatturiere, che segnano nel complesso un calo del -24,2%,
costituiscono la componente quasi esclusiva dell'export provinciale. In forte calo nel complesso i prodotti tessili (-28,7%), che rappresentano il principale settore (con una quota pari al 56,2% dell’intero export provinciale) e nel cui ambito i tessuti (-41,2%) registrano la diminuzione maggiore.
Il forte calo coinvolge tutti i principali mercati di sbocco. Nel complesso, in ambito UE, si registra una diminuzione del -21,2%. Nei mercati extra UE il calo complessivo è ancora più marcato, pari a -25,9%. L'Unione Europea, inoltre, assorbendo il 48,6% delle vendite all’estero, non rappresenta più la destinazione principale dell’export
biellese, per la semplice conseguenza dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione.
FOCUS NOVARA
Le attività manifatturiere, che segnano nel complesso un calo del -11,9%,
costituiscono la componente quasi esclusiva dell'export provinciale.
La provincia di Novara è stata, dopo Cuneo, quella a scontare la minore contrazione sul fronte delle vendite all’estero, tenuto conto che il confronto avviene rispetto all’anno precedente, non condizionato dalle ripercussioni della pandemia ancora in atto e considerando le variazioni dei settori con maggiore peso in valore assoluto.
I macchinari registrano infatti una contrazione del -9,4%, le sostanze e prodotti chimici si attestano al -7,4% mentre il tessile-abbigliamento registra un -10,4%.
Prevedibile, seppure con valori assoluti meno significativi, la forte crescita del +48,4% del comparto farmaceutico e chimico medicinale.
Per quanto concerne i mercati di sbocco, l'Unione Europea assorbe il 58,3% delle vendite all’estero, registrando un calo del -9,8% rispetto al corrispondente periodo del 2019. La quota dell’export extra UE si attesta al 41,7% in calo del -14,3%. Tra i tanti dati con segno meno emerge la sostanziale tenuta dell’export verso la Francia (-1,6%) e la crescita verso alcuni Paesi, come Polonia, Belgio e Cina, che chiudono la
classifica dei dieci principali mercati di destinazione.
FOCUS VERBANO CUSIO OSSOLA
Le attività manifatturiere, che segnano nel complesso un calo del -11,4%,
costituiscono la componente quasi esclusiva dell'export provinciale del Verbano Cusio Ossola. Guardando ai settori di maggiore importanza, anche in termini di valore assoluto, del contesto economico locale, si evidenzia la buona performance dei macchinari che, pur nel periodo di estrema difficoltà per le transazioni internazionali, segnano un +2,5%. Il settore dei metalli di base e i prodotti in metallo registrano
invece una contrazione piuttosto marcata del -19,9%. Più contenuto il calo degli articoli in gomma-plastica e delle sostanze e prodotti chimici che si attestano rispettivamente a -7,7% e -10,5%. I prodotti alimentari mostrano il risultato meno pesante (-3,6%).
Per quanto concerne i mercati di sbocco, l'Unione Europea assorbe il 62,1% delle vendite all’estero, registrando un calo del -13,6% rispetto al corrispondente periodo del 2019. La quota dell’export extra UE si attesta al 37,9%, in calo del -5,5%, con variazioni in controtendenza per Austria (+3,3%) e Regno Unito (+8,8%).
FOCUS VERCELLI
Nel complesso il calo è di rilievo (-13,9%) e i soli settori con dati positivi sono quelli dell’alimentare (+4,8%) e, in misura inevitabilmente maggiore, quello degli articoli farmaceutici (+22,1%). Anche per la provincia di Vercelli è il settore manifatturiero a coprire quasi in esclusiva la quota dell'export provinciale, segnando nel complesso
una diminuzione del -16,6% dei volumi di vendite all'estero. Il tessile abbigliamento nel corso dei primi nove mesi ha subito il calo più pesante con un dato complessivo del -27,6%, con il comparto degli articoli di abbigliamento, il più importante in termini di valori assoluti, che chiude con -30,8%.
Il bacino dell’UE, seppure ridotto a 27 Paesi dopo la Brexit, si conferma la destinazione principale delle esportazioni di Vercelli, coprendo il 51,5% delle vendite all’estero, con un calo complessivo del -10,9%, e registrando una crescita verso Germania (+1,3%) e, seppure con più modesti valori assoluti, Austria (+8,6%) e Paesi Bassi (+6,7%). L'export nei mercati extra UE registra un deciso calo, pari al -16,9%, influenzato dalla pesante contrazione del -23,7% verso la Cina e il Regno Unito. Cresce in misura lieve l’export verso gli Stati Uniti (+2,1%), che si consolida come terzo mercato di riferimento.

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