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oriaccia fabbri

BOGNANCO- 17-10-2021-- Gli escursionisti esperti o ritenuti tali devono sempre contare soltanto su sé stessi. Parlo di preparazione fisica, esperienza, conoscenza del territorio, compagnia giusta, buon senso e un po’ di sana creatività. Vorrei anche dire che non si deve mai contare solo su cartine, segnaletica e tecnologia, se non con spirito molto critico. Questa bella e avventurosa escursione ce ne ha dato conferma.

 

GITA N. 44 – ORIACCIA E I SENTIERI VIRTUALI

LUGLIO 2021

Dislivello: 860 m. Tempo totale: 6 h 15’. Sviluppo: 12 km.

 

Ci troviamo al Ponte di Mocogna e questa volta il meteorologo ufficiale conferma la destinazione “Alta Val Bognanco” e la modalità “ombrelli in auto”. Qualche nuvola vagante non ci creerà problemi, se non sulla Costa del Dente, quando un momento di scarsa visibilità favorirà il nostro errore. Quattro anziani, con un adeguato staff medico, salgono in auto al grande parcheggio di San Bernardo, 1630. Oggi, ahimè, mancano le signore e non è la prima volta (altro “ahimè”) che mi trovo ad essere il più anziano del gruppo. Devo cominciare a preoccuparmi?

 

Di qui parte il bel sentiero, già percorso più volte, che sale verso il Verosso. I cartelli segnaletici indicano: Cima Verosso tre ore (un po’ troppo!), Lago di Oriaccia due ore (fregatura!). Ma procediamo con ordine! L’ambiente è sempre stupendo. Attraversiamo boschi di conifere e stupende radure e, fuori dal bosco, a quota 2200 circa, arriviamo ad un vasto pianoro. Qui si sale verso il Verosso a destra – nord ovest. Noi seguiamo la direzione del cartello che indica “Lago d’Oriaccia” (sinistra – sud ovest). Sarà l’ultima indicazione. Su traccia non segnata scendiamo di qualche decina di metri e attraversiamo risalendo sulla Costa del Dente, dove incrociamo un’altra traccia.

 

Qui un’indicazione sarebbe indispensabile, ma non c’è. In più è l’unico momento della giornata in cui le nuvole basse prevalgono e la visibilità scarseggia. La cartina, a dire il vero, dà l’indicazione corretta, che sarebbe quella di seguire la traccia di sinistra, sud est, e scendere verso il Monte del Dente a incontrare il sentiero D14 ch sale dalla Gomba al Lago di Oriaccia, ben segnato. Noi scegliamo una scomoda scorciatoia, salendo di qualche decina di metri a nord ovest, destra, e scollinando su una vasta e ripida pietraia, dove scendiamo di oltre un centinaio di metri verso occidente con percorso libero. Incrociamo il sentiero D14 e saliamo in breve al Lago di Oriaccia, 2128. A parte le brevissime pause, ci accorgiamo di averci impiegato quasi tre ore, alla faccia del cartello a San Bernardo. Tutto bello: a nord ci domina il Verosso, a sud ovest si potrebbe proseguire per l’Alpe Laghetto, ma il percorso si allungherebbe troppo.

 

Cerchiamo di non disturbare i girini e le bisce d’acqua che se ne nutrono nuotando nel laghetto. Dopo la pausa pranzo, passando dai ruderi dell’Alpe Oriaccia, scendiamo verso meridione in direzione di Oriaccia. Siamo attirati dal cartello che indica solo quaranta minuti lungo il “sentiero per esperti segnalato” D14a. L’avevo percorso decenni fa, ma mi resta un vago ricordo di percorso libero su terreno abbastanza pulito. Sui prati in dolce discesa c’è una traccia e ci sono degli ometti sicuramente predisposti da un’anima buona nonché volontario. Di segni “ufficiali” ne troviamo solo uno dopo una ventina di minuti. Entriamo nel bosco e qui il gioco si fa duro. La traccia è coperta dalla vegetazione, il pendio è molto ripido.

 

Ci aiuta qualche segno rosso sugli alberi che più in basso sparisce. Nuotiamo un po’ nella vegetazione “selvaggia” finché, con il fiuto apache della guida di oggi, vediamo alla nostra destra le baite di Oriaccia, 1661. Una breve sosta ci permette di constatare come i quaranta minuti indicati al lago si siano trasformati in un’ora e mezza di lotta accanita su un sentiero che definirei “poco praticabile”, nonostante l’indicazione della cartina più aggiornata.. Ci gustiamo il piacere di essere rientrati nel mondo colonizzato dall’homo sapiens e di essere sull’evidente e conosciuto sentiero della GTA che scende da Vallaro. Diretti a est e poi a nord est, attraversiamo il riale che ci permette di rinfrescarci dopo la giungla, passiamo il bivio per Pizzanco e raggiungiamo quello per la Gomba, dopo essere scesi di un centinaio di metri. Teniamo la sinistra e cominciamo a risalire dolcemente verso San Bernardo.

 

I saliscendi incrementano il modesto dislivello di oggi. Il bellissimo sentiero passa dai boschi di abete a quelli di faggio. Incrociamo il famigerato sentiero D14, citato in precedenza, passiamo dall’Alpe Ciupinella, 1542, ed arriviamo, lungo una pista in leggera salita, alla chiesetta di San Bernardo ed alle auto (un’ora e tre quarti da Oriaccia). Festeggiamo al rifugio un imminente e illustre triplice compleanno, delusi da cartine e segnali, ma soddisfatti della nostra attività di esploratori.

Gianpaolo Fabbri

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