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Novara Coldiretti Ulivo

NOVARA – 12-04-2017- “Tradizione rispettata con la novità di un’importante ‘valore aggiunto’ in termini di cultura: perché il ricavato delle offerte raccolte quest’anno dai pensionati di Coldiretti Novara Vco, impegnati domenica scorsa nella distribuzione dell’ulivo a km zero, saranno destinati a sostenere i lavori di restauro della Cattedrale di Novara”. E’ l’iniziativa realizzata da Coldiretti Novara e Vco, qui di seguito illustrata:  “Così, anche per il 2017 la Domenica delle Palme ha rappresentato per Novara un’occasione di riscoprire l’ulivo prodotto sul territorio (dall’area del medio Novarese al lago Maggiore) e di incontrare Coldiretti, con i pensionati ancora una volta in prima linea nella processione che, come da tradizione, ha attraversato le vie del centro storico dalla basilica di San Gaudenzio fino in Duomo: qui la tradizionale distribuzione della ‘ramuliva’, termine dialettale che indica i rametti che i fedeli portano a casa come simbolo di pace, scambiandoli con le persone care. La simbologia cristiana attribuisce all’ulivo un ruolo importante: non solo nella commemorazione dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, accolto nella Domenica delle Palme dalla folla che agita rami di palma e ulivo, ma anche nell’Antico Testamento, come testimonia l’episodio di Noè che, alla fine del diluvio, incontra una colomba con un ramoscello d’ulivo nel becco, simbolo di riconciliazione con Dio. Gesù, inoltre, trascorre le ultime ore prima della Passione nell’oliveto detto Getsemani, ai piedi del Monte degli Ulivi a Gerusalemme. L’olio è elemento cardine sia della ‘triade liturgica’ che della ‘triade della dieta mediterranea’, insieme al pane e al via. “Sono ormai diversi anni che Coldiretti è presente alla celebrazione in Cattedrale con i propri ulivi e, anche quest’anno, l’iniziativa è stata molto apprezzata” commenta Emilio Simonelli, presidente della Federpensionati Coldiretti interprovinciale. La coltivazione dell’ulivo nelle zone del Piemonte centrosettentrionale è in ripresa negli ultimi anni ma, in realtà, riprende una tradizione antica, che accerta la presenza di queste piante nel Monferrato e astigiano già in epoca medievale: oggi si sta ritornando a coltivare l’ulivo e a produrre olio – se pur ancora come realtà ‘di nicchia’ – soprattutto nella zona del lago Maggiore. Studi condotti negli scorsi anni hanno indicato che la coltura dell’ulivo può raggiungere, nelle nostre zone, anche 6-700 metri di quota, particolarmente negli areali del Verbano ma anche – potenzialmente – in quelli del Cusio occidentale (sul lago d’Orta, la coltivazione degli olivi è accertata nel XIV secolo, ancor più antiche le prime testimonianze che riguardano il Lago Maggiore e che risalgono addirittura al IX secolo). La coltura dell’ulivo è andata scomparendo nel XVIII secolo e una grossa moria di piante si è riscontrata a seguito di una grande gelata nel 1709. La ripresa della coltivazione dell’ulivo nel Nord Piemonte è imperniata sulle varietà più vocate e diffuse: il Leccino, di buona resistenza alle temperature fredde, Frantoio, Pendolino, Casaliva, Coratina, Grignan, Maurino”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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