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toga avvocato

BORGOMANERO -05-12-2017-“Indebita percezione di

erogazioni”, con questa accusa è finito a processo un borgomanerese cinquantenne che per anni, per la precisione dall’aprile del 2006 al maggio del 2012, ha continuato a percepire gli assegni pensionistici (vecchiaia, reversibilità e invalidità civile) del padre ormai morto; assegni che confluivano mensilmente su un conto corrente cointestato a padre e figlio e che in totale hanno prodotto un tesoretto di poco meno di 100mila euro. Soldi che l’Inps, avvertita dai funzionari della banca, aveva reclamato indietro ma senza successo. Una storia, quella del borgomanerese, è identica a molte altre già passata nelle aule di giustizia: il decesso del congiunto, l’avviso al Comune di residenza che a sua volta lo dirama a tutti gli enti interessati, istituto previdenziale ovviamente compreso; poi un disguido nella comunicazione e l’assegno che viene recapitato ancora, regolarmente e mensilmente, sino a quando qualcuno se ne accorge. In quest’ultimo caso parrebbe essere stata la banca, una filiale di Borgomanero dove era aperto il conto corrente dell’anziano sul quale il figlio poteva effettuare operazioni, che, notato l’errore, ha segnalato il disguido all’Inps informando che veniva accreditata la pensione ad una persona deceduta da anni. A quel punto l’istituto avvia le verifiche, accerta il disguido, chiude la posizione pensionistica, sospende l’erogazione dell’assegno e reclama indietro quanto incassato indebitamente. L’istituto previdenziale invia una raccomandata già nel mese di settembre alla quale però non fa seguito una risposta da parte dell’interessato. E quindi d’ufficio vengono avviatele pratiche per il recupero della somma ma “i tentativi - ha spiegato in aula un funzionario dell’Inps - avevano dato esito negativo”. Di mesi ormai ne erano passati parecchi tanto che il “conto” era decisamente lievitato raggiungendo, per la precisione, la somma di 97mila euro. Da qui la denuncia, le indagini, il rinvio a giudizio, e l’apertura del processo. L’uomo, assente in aula, è difeso dall’avvocato Marco Milan. Nella prima udienza è stato ascoltato il funzionario dell’istituto previdenziale che aveva seguito la pratica. Si torna in aula a maggio per la discussione.

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