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Borgomanero Alto

BORGOMANERO-15-09-17-“I rapporti con lui

sono sempre stati un po’ difficili, un po’ per il suo carattere, un po’ per la sua patologia. Gli basta poco, un diniego ad esempio, per reagire in modo esagerato. No, le mani addosso non me le ha mai messe ma insulti tanti. Mi disprezzava, mi chiamava la “lavacessi” perché ogni tanto andavo a fare le pulizie. Mi minacciava anche, ma a quelle parole non davo peso. Perché ho sottoscritto quelle denunce? Perché era l’unico modo per arginare quel comportamento, in famiglia eravamo tutti esasperati. Io, mio marito, mia figlia…Non si poteva più vivere così”. A parlare la mamma di un quarantenne, residente nei dintorni di Borgomanero, arrestato dai carabinieri ad aprile dopo l’ennesimo episodio di violenza nei confronti del padre prima, della sorella poi con la pesante accusa di maltrattamenti e lesioni. Adesso lui è in carcere e vorrebbe tornare a casa ma “anche se potessi non ritirerei la denuncia – ha risposto la donna ad una precisa domanda del pubblico ministero – La mia speranza è quella che mio figlio possa essere seguito e curato da chi può dargli un aiuto. Noi abbiamo fallito, come genitori, perché non siamo in grado di gestire il suo disagio, e come infermieri perché non siamo riusciti ad imporgli le cure che gli avevano prescritto”. Un racconto pacato, quello fatto in aula dalla mamma, permeato quasi dalla rassegnazione ma nello stesso tempo determinato. “So che i suoi comportamenti sono dovuti a precisi problemi ma non si può più andare avanti così. Finché prendeva i farmaci andava tutto bene, quando non li prendeva succedevano quelle cose”. Le “cose” erano litigi con il padre, insulti alla madre e screzi, anche violenti, con la sorella. “L’ultima denuncia (quella di aprile, ndr) l’ha fatta mia figlia dopo che lui aveva avuto un litigio con il padre. In casa si era creato un clima di paura, di apprensione, di sospetto. Il nostro è un grido d’aiuto”. “Quel giorno ho sentito che stava discutendo con mio padre – ha riferito  la sorella – Voleva prendere la macchina ma non ha più la patente e mio papà cercava di fermarlo. Lui è sceso dall’auto prima ha sbattuto la portiera con tale violenza che si è rotto il finestrino, poi se l’è presa con mio padre, l’ha afferrato per il collo. Io mi sono messa in mezzo e lui mi ha slogato un dito. A quel punto ho chiamato i carabinieri”. 

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